6 Maggio2026

L’80% delle B Corp italiane sono “rigenerative” e creano valore netto positivo

B Corp

Lo studio di Regeneration Lab, OPIT e Mylia rivela un mercato a due velocità: da un lato la maggioranza delle imprese ancora distante dal paradigma rigenerativo, dall’altro un nucleo di organizzazioni “pioniere” a impatto positivo che lo stanno già incorporando nei propri modelli di business

Il paradigma della rigenerazione, sebbene ancora in fase di consolidamento, è in forte crescita e già in grado di orientare competitività, filiere e creazione di valore. Il quadro è però polarizzato, tra imprese ancora distanti dal paradigma e una frontiera di organizzazioni che lo stanno già traducendo in modelli concreti. Nel mercato generalista, infatti, il 62,5% dichiara una familiarità bassa o nulla con il concetto, e il 42,9% non lo considera una priorità strategica. All’opposto, tra le B Corp italiane, la grande maggioranza (80 %) dichiara di aver già avviato pratiche rigenerative, seppure con vincoli significativi, primo fra tutti l’insufficienza di risorse finanziarie, citata dal 43,5% degli intervistati.

Sono alcuni dei risultati che emergono dalla ricerca sviluppata da Regeneration Lab e dai suoi partner, OPIT (Open Institute of Technology), RePlanet e Mylia, il brand di The Adecco Group dedicato alla formazione e allo sviluppo delle competenze, presentata nel corso dell’evento Rigenerare le organizzazioni. Benessere, leadership, nuovi modelli di business presso Talent House by The Adecco Group, davanti a una platea di manager in rappresentanza di circa 150 aziende, di cui un centinaio collegate in streaming.

La ricerca è stata condotta su un campione composito di imprese e organizzazioni italiane, che copre una vasta gamma di profili: dalle realtà già orientate a modelli di business ad impatto positivo alle aziende operanti nel più ampio mercato generalista. Gli intervistati ricoprivano prevalentemente ruoli dirigenziali nei settori della strategia, delle risorse umane e dello sviluppo organizzativo. Il campione è stato concepito per rappresentare sia l’avanguardia che il mainstream del tessuto imprenditoriale italiano, offrendo un quadro articolato dello stato attuale della rigenerazione dal punto di vista concettuale, strategico e operativo.

Lo studio si inserisce in un contesto economico in cui le imprese sono chiamate a confrontarsi con gli effetti della crisi climatica, con la perdita di biodiversità, con l’instabilità sociale e la fragilità dei sistemi economici. Inoltre emerge sempre più, una pressione crescente del mercato e dei consumatori sempre più attenti e dalle spinte regolatorie e istituzionali verso modelli di business più sostenibili e rigenerativi. È proprio in risposta a queste forze convergenti che la rigenerazione si sta affermando sempre più come necessità strategica per le organizzazioni che intendono mantenere rilevanza, legittimità e competitività nel lungo periodo. Stanno infatti emergendo i limiti strutturali dei modelli tradizionali di sviluppo: non è più sufficiente ridurre gli impatti negativi, occorre ripensare il modo stesso in cui il valore viene generato. In questo scenario, la rigenerazione si afferma come un cambio di paradigma economico profondo. Laddove la sostenibilità chiedeva alle imprese di operare in modo meno dannoso, in un’ottica prevalentemente difensiva, la rigenerazione chiede loro di generare valore netto positivo — per il business e, simultaneamente, per gli ecosistemi, i territori e le comunità in cui operano. In questo contesto, la performance economica e l’impatto positivo-rigenerativo non sono logiche contrapposte né gerarchicamente ordinate: si alimentano a vicenda, si legittimano reciprocamente e si rafforzano nel tempo, l’una non esisterebbe senza l’altra. È questa interdipendenza strutturale a ridefinire la logica con cui un’organizzazione compete, innova e costruisce rilevanza nel mercato.

La ricerca incrocia due livelli di osservazione: il punto di vista accademico, attraverso l’analisi della letteratura scientifica e quello manageriale. In quest’ultimo, sono stati approfonditi due differenti punti di vista: Il mondo delle B Corp per tracciare un pubblico manageriale più focalizzato su tematiche di business ad impatto positivo e il database di Mylia per tracciare un mercato più generalista. In questo quadro, il lavoro evidenzia che il tema sta acquisendo massa critica anche sul piano scientifico: tra il 2015 e il 2025 sono stati censiti 261 pubblicazioni scientifiche dedicati al rapporto tra rigenerazione e business; inoltre, il concetto compare in 535 menzioni nel database globale B Corp, mentre sono 28 le B Corp italiane che integrano il concetto di rigenerazione nella propria identità e strategia.

“La rigenerazione non è una semplice etichetta di green marketing, né un nuovo contenitore lessicale: rappresenta un cambio di logica di creazione del valore. L’impresa smette di limitarsi a mitigare il proprio impatto e inizia a progettare valore positivo per ecosistemi, territori e comunità, costruendo una nuova eredità sulla quale le comunità e gli ecosistemi possono prosperare nel tempo. I dati ci dicono che il paradigma non è ancora consolidato, ma anche che esiste già una frontiera avanzata di organizzazioni che lo stanno traducendo in modelli operativi concreti” – spiega il docente di OPIT Roberto Mario De Stefano, co-fondatore di Regeneration Lab, nonché curatore della ricerca, insieme a Francesco Derchi, Professore a Les Roches e Chair of Digital Faculty di OPIT, che aggiunge: “Il vero rischio, oggi, non è che si parli troppo di sostenibilità, ma che non stiamo procedendo abbastanza rapidamente verso la rigenerazione, ambito in cui si deciderà il prossimo decennio di creazione di valore.”

Caratteristiche ricorrenti delle organizzazioni rigenerative:

  • una causa concreta da risolvere
  • una proposta di valore centrata sulla salute di persone e pianeta
  • una leadership radicata nell’identità organizzativa
  • il coinvolgimento delle comunità come attori e non solo beneficiari
  • un orientamento strutturale alla creazione di valore netto positivo

“Come Mylia osserviamo un mercato che inizia a interrogarsi sul significato profondo del concetto di rigenerazione, ma che ancora fatica a tradurlo in scelte strategiche. La rigenerazione richiede una leadership capace di tenere insieme risultati, persone e capacità di ripensare i modelli di business in chiave sistemica. Oggi il lavoro è sempre più uno spazio relazionale: le persone cercano connessione, ascolto e senso, mentre i manager sono ancora prevalentemente misurati sulla performance. Rigenerare significa allora imparare a vedere, ascoltare e accogliere la complessità, creando contesti organizzativi che restituiscono energia invece di consumarla. Il nostro ruolo è quello di accompagnare le imprese in questo passaggio, aiutandole a sviluppare le competenze che rendano la rigenerazione una leva di competitività nel lungo periodo” – conclude Nina Barreca, Head of Design & Innovation di Mylia.

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