Nel welfare aziendale, dove la complessità normativa, la personalizzazione delle coperture e il rapporto umano restano elementi centrali, questa seconda direzione appare oggi particolarmente rilevante. Le assicurazioni, da semplice strumento di protezione, stanno diventando sempre più una leva strategica per la gestione delle risorse umane e per la competitività delle imprese
In Italia si stima che oltre sedici milioni di lavoratori abbiano oggi accesso a forme di welfare aziendale, attraverso contratti collettivi o iniziative aziendali. Un numero che negli ultimi anni è cresciuto in modo costante, spinto da diversi fattori: la pressione fiscale sul lavoro, la difficoltà del sistema pubblico, ma anche la crescente competizione tra aziende nella ricerca e nella retention dei talenti. In questo scenario, il welfare assicurativo si è imposto come uno degli strumenti più efficaci per migliorare il cosiddetto employer branding e la soddisfazione interna.
Tra le soluzioni più diffuse ci sono le polizze sanitarie integrative, che coprono visite specialistiche, diagnostica, ricoveri e interventi chirurgici, oltre a prestazioni odontoiatriche e percorsi di prevenzione. Accanto a queste si sono consolidate le coperture vita, che garantiscono un sostegno economico ai familiari in caso di decesso del lavoratore, e le polizze infortuni, sempre più spesso estese anche alla vita privata oltre che all’ambito professionale. Un’area in forte crescita è quella delle coperture per la non autosufficienza, le cosiddette long term care, pensate per offrire un sostegno economico nel caso in cui la persona perda autonomia. Sempre più attenzione viene dedicata anche alle polizze per malattie gravi, le cosiddette dread disease, che intervengono con un indennizzo immediato in caso di patologie come tumori, infarti o ictus.
Il confronto con altri Paesi europei mostra come l’Italia stia recuperando terreno, pur partendo da una tradizione meno strutturata rispetto a mercati come Germania, Francia o Paesi Bassi, dove le coperture aziendali sono da tempo integrate nei sistemi di welfare. La crescita italiana è stata accelerata dai rinnovi contrattuali, dall’aumento della domanda di flessibilità e dalla necessità di integrare i servizi pubblici, soprattutto in ambito sanitario. In questo scenario già in forte trasformazione si inserisce anche l’evoluzione tecnologica legata all’intelligenza artificiale, che sta iniziando a ridisegnare il settore assicurativo a livello globale. In diversi mercati internazionali stanno emergendo soluzioni che permettono di ottenere preventivi e, in prospettiva, acquistare polizze direttamente attraverso sistemi conversazionali basati su AI. Un cambiamento che apre il dibattito sul ruolo degli intermediari tradizionali e sulla loro possibile evoluzione.
In Italia, dove operano oltre duecentoventimila intermediari iscritti al RUI, una startup torinese ha scelto una strada diversa rispetto alla disintermediazione totale. Si tratta di Navisio AI, piattaforma di intelligenza artificiale sviluppata specificamente per il mercato assicurativo, con l’obiettivo dichiarato di potenziare il lavoro di agenti, broker e consulenti, invece di sostituirli. L’idea alla base è che la tecnologia non debba eliminare l’intermediazione, ma renderla più efficiente e competitiva.
La piattaforma consente di analizzare e confrontare documenti complessi in pochi secondi, interrogare clausole contrattuali in linguaggio naturale e ridurre in modo significativo il tempo dedicato alle attività amministrative, con una riduzione stimata fino al novanta per cento del carico burocratico. Questo permette agli intermediari di concentrarsi maggiormente sull’attività consulenziale e sulla relazione con il cliente.
Secondo la visione della società, il vero cambiamento non è rappresentato da un’intelligenza artificiale che vende polizze in autonomia, ma da una tecnologia che consente ai professionisti di tornare a svolgere il proprio ruolo centrale: analizzare il rischio, costruire soluzioni e seguire i clienti con maggiore profondità. In questa prospettiva, Navisio AI si inserisce come esempio di insurtech europeo orientato non alla sostituzione, ma all’abilitazione del lavoro umano.
La startup è già operativa con oltre duecento intermediari attivi e si inserisce in un mercato in forte espansione, dove le soluzioni di intelligenza artificiale applicate al settore assicurativo stanno crescendo rapidamente. L’evoluzione in corso non riguarda soltanto la tecnologia, ma anche il modello stesso di distribuzione assicurativa, che si sta muovendo tra due poli: da un lato la disintermediazione digitale, dall’altro il potenziamento della consulenza tradizionale attraverso strumenti sempre più avanzati.
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