2 Febbraio2026

Terre des Hommes e Scomodo: il 21% dei giovani si è rivolto a un bot per avere supporto psicologico

Terre des hommes

Rapporto 2026 Osservatorio indifesa realizzato da Terre des Hommes insieme alla community di Scomodo per ascoltare la voce dei ragazzi sui temi di violenza, bullismo e sicurezza sul web

Terre des Hommes porta avanti in Italia iniziative concrete che mettono al centro lo sport come strumento educativo e di prevenzione della violenza tra pari. Con il progetto “Coach contro il bullismo”, la Fondazione coinvolge giovani volontari in attività di peer education. Sport4Rights, invece, punta sulla formazione degli operatori delle società sportive per garantire l’applicazione delle policy di tutela dei minori e la diffusione di una cultura del rispetto, della parità e dell’inclusione in ambito sportivo. Nei prossimi mesi la Fondazione sarà inoltre impegnata in un tour nelle scuole per informare su bullismo, cyberbullismo e prevenzione della violenza nello sport.

Dal 2025 la Fondazione ha avviato una nuova partnership con Scomodo, la comunità reale di under 30 che dal 2016 crea spazi di espressione, condivisione e crescita per le nuove generazioni in tutta Italia. Ad oggi più di 74.000 adolescenti di tutta Italia sono stati coinvolti in quello che rappresenta l’unico punto d’osservazione permanente su questi temi. Uno strumento fondamentale per orientare le politiche delle istituzioni e della comunità educante italiana.

La Campagna indifesa di Terre des Hommes è nata per garantire alle bambine di tutto il mondo istruzione, salute, protezione da violenza, discriminazioni e abusi. Con questa grande campagna di sensibilizzazione Terre des Hommes ha messo al centro del proprio intervento la promozione dei diritti delle bambine nel mondo a partire da interventi sul campo volti a dare risultati concreti per rompere il ciclo della povertà e offrire migliori opportunità di vita a migliaia di bambine e ragazze nel mondo. Nel 2026 sostengono la campagna indifesa e l’Osservatorio: BIC, BIC Foundation, Acea, e Avon.

Dal Rapporto 2026 Osservatorio indifesa realizzato da Terre des Hommes insieme alla community di Scomodo emerge che gli adolescenti sono molto consapevoli dei rischi che si possono incontrare sul web. Ma quali sono questi pericoli? Secondo il 59% il rischio principale è il revenge porn, la condivisione non consensuale di immagini intime. A temerlo sono in particolare le ragazze e le fasce d’età più alte. I giovani sanno, quindi, che condividere del materiale intimo comporta dei rischi – il 79% di loro definisce pericolosa questa pratica – e sembrano anche informati sui propri diritti: la quasi totalità sa di poter denunciare e chiedere la rimozione del contenuto se venisse condiviso senza il loro consenso.
Minor consapevolezza emerge, invece, se si parla di condivisione di immagini modificate da altri. Anche se la maggior parte dei ragazzi dichiara di non essere mai stato vittima di questo fenomeno, quote non marginali di persone che dichiarano di non sapere se gli sia mai successo o che si astengono dalla risposta, portano a riflettere sulla difficoltà di riconoscere questa pratica.
Un’esperienza, invece, che accomuna la vita online dei ragazzi, e che innesca emozioni prevalentemente negative o ambivalenti, è l’essere contattato da sconosciuti: è successo all’80% circa di loro. In particolare, sono le ragazze a manifestare maggiormente fastidio, incertezza e paura, mentre tra i ragazzi emerge una quota più alta di curiosità.

Per i maschi, soprattutto i più giovani, il maggiore rischio che si corre in rete è quello di essere vittima di cyberbullismo: lo dichiara il 45% dei maschi e il 42% del campione totale. Quando si trovano protagonisti di un episodio di cyberbullismo o di bullismo, i ragazzi ne parlano principalmente con gli amici, soprattutto nelle fasce d’età più alte, e a seguire con i genitori, in particolare i più piccoli. Da sempre impegnata nella prevenzione e nel contrasto al bullismo e al cyberbullismo.

L’Intelligenza Artificiale è sempre più pervasiva della nostra società e per i ragazzi rischia di diventare uno strumento di soluzione dei problemi. La metà di chi ha risposto all’Osservatorio si è, infatti, rivolta almeno una volta a un bot per un consiglio o suggerimento, in particolare per un problema sentimentale (24%) o di salute (22%) o per avere supporto psicologico (21%).
Altro tema al centro del dibattito pubblico sono le chat usate per commentare l’aspetto fisico di altre persone e circa un terzo dei ragazzi dichiara di avervi assistito. Ma cosa hanno fatto i ragazzi che si sono trovati in questa situazione? Il 40% ne ha parlato con qualcuno di cui si fida, altri hanno silenziato (36%) o abbandonato (31%) la chat. Un significativo 30% dichiara di segnalare i contenuti o chiederne la rimozione. Le reazioni variano a seconda del genere: tra le donne prevale la condivisione e l’intervento (parlarne con qualcuno, segnalare e chiedere la rimozione), tra gli uomini, invece, sono più comuni disimpegno e normalizzazione (silenziare la chat, riderne o non prenderle sul serio).
Infine, la maggioranza dei ragazzi considera inaccettabile il controllo del telefono, mentre a circa un quarto non crea problemi. Solo il 2% interpreta questo comportamento come una forma di rispetto o apprezzamento. Sono in particolare le donne e le fasce d’età più alte a ritenere inaccettabile il controllo del telefono. Ciò nonostante, il 69% dei ragazzi condivide con altri – genitori, amici, partner – la password del telefono o dei social, prevalentemente per ragioni di sicurezza, soprattutto tra le ragazze.

Per sensibilizzare e informare gli adolescenti sul tema della violenza online, Fondazione Terre des Hommes ha siglato un protocollo triennale di collaborazione con la Polizia di Stato. L’obiettivo è prevenire alcuni reati digitali che possono coinvolgere i minori come vittime, ma anche come autori inconsapevoli. L’intesa ha dato vita a una campagna di sensibilizzazione con protagonisti l’attore Daniele Santoro e Marisa Marraffino, avvocata esperta di media digitali. A partire dal 6 febbraio saranno diffuse, sul canale YouTube di Terre des Hommes, tre pillole video per informare su alcune fattispecie di reato online che mostreranno dei casi concreti, raccontanti da un ragazzo o una ragazza, e la spiegazione da parte di Santoro e dell’avvocata Marraffino di cosa fare se ci si dovesse trovare nella stessa situazione.

“Dall’Osservatorio indifesa di quest’anno emerge con chiarezza che i giovani sono pienamente consapevoli dei pericoli che possono correre sul web, serve però che gli siano forniti strumenti per proteggersi e affrontare questi rischi. Rischi che mutano e si intensificano con l’evoluzione continua e sempre più rapida delle tecnologie. È compito delle istituzioni e della società tutta dotarli delle giuste informazioni e mezzi. Proprio questi sono gli obiettivi del protocollo che abbiamo stretto con la Polizia di Stato e che darà vita a una campagna di sensibilizzazione per spiegare alcuni dei reati che possono essere commessi in rete. L’Osservatorio indifesa è da anni un punto di riferimento nel monitoraggio di fenomeni quali bullismo, cyberbullismo e violenza online, uno strumento per supportare la comunità educante nel tutelare i più giovani.” Afferma Paolo Ferrara, Direttore Generale di Terre des Hommes Italia.

“Quando si affronta il tema dell’esposizione alla violenza, emerge con chiarezza come la questione di genere rimanga centrale e urgente a ogni età. La predominanza femminile tra chi ha partecipato al questionario rappresenta già di per sé un dato significativo: evidenzia come questo sia un tema che interpella particolarmente chi si identifica nel genere femminile. I risultati ci raccontano qualcosa di come queste persone vivono: il 45% di chi ha subito violenza riporta di aver vissuto molestie sessuali. Oltre il 78% del totale dei rispondenti percepisce come pericolosa la condivisione online di materiale intimo (foto o video) con partner e amici, e dall’attualità sappiamo con chiarezza che le vittime di condivisione non consensuale sul web sono proprio le donne. La ricerca conferma che le soggettività femminili in età adolescenziale e pre adolescenziale rappresentano ancora oggi i soggetti più esposti a queste forme di violenza.” dichiara Cecilia Pellizzari, direttrice editoriale di Scomodo “Questo dato non deve limitarsi a generare una preoccupazione passiva, ma richiede necessariamente un intervento attivo e contestualizzato, capace di rispondere alle specificità di genere che le persone vivono e reclamano all’interno della società”.

 

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