Il lavoro domestico in Italia è tra i settori con il più alto tasso di irregolarità. Baze, startup italiana, fornisce una piattaforma digitale che integra la ricerca della colf o tata ideale, l’attivazione contrattuale e la gestione dei pagamenti
A livello nazionale, l’irregolarità media nei rapporti di lavoro domestico in Italia è stimata intorno al 47,1%, molto più alta rispetto alla media di altri settori e in crescita rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia. La tendenza riflette anche le rilevazioni sull’andamento dei lavoratori domestici regolari: secondo l’associazione nazionale del lavoro domestico, il numero di lavoratori con contratto registrato è passato da 975.200 nel 2021 a circa 817.400 nel 2024, con una diminuzione di oltre il 16% in tre anni. Parallelamente, le stime più aggiornate parlano di una quota di rapporti irregolari cresciuta fino al 53,3% nel 2025.
Solo nel 2025, Baze ha transato 2.8 milioni di euro in stipendi grazie a più di 250.000 ore lavorate da colf e tate “in regola”, consolidando la propria presenza sul territorio e contrastando il sommerso nella città meneghina. Il database di lavoratori disponibili a Milano supera le 7.000 persone, con un’ampia quota femminile (circa 6.000 donne) ma anche una discreta presenza maschile, oltre a una vivace diversità di background. Il servizio ha registrato un aumento costante delle richieste, con picchi legati a periodi di forte turnover stagionale all’inizio dell’anno. Questi numeri riflettono non solo una domanda esistente di lavoro domestico, ma anche un interesse crescente per soluzioni che favoriscano la regolarità, semplificando l’adozione di contratti formali.
Il cuore dell’offerta di Baze è il suo sistema integrato di pagamento e gestione, progettato per rimuovere una delle principali barriere alla regolarità nel lavoro domestico: la complessità degli adempimenti fiscali e contributivi, che spesso spinge le persone non abituate a essere dei veri e propri datori di lavoro verso soluzioni informali. Con Baze la famiglia effettua un unico pagamento al mese, mentre la piattaforma si occupa automaticamente della gestione di stipendi, contributi, TFR, tredicesima e ferie, sollevando le famiglie dalla necessità di ricordare scadenze, effettuare più versamenti durante l’anno e gestire pratiche che possono portare a errori, sanzioni o contenziosi. Un modello pensato per rendere l’assunzione regolare semplice e senza pensieri, abbattendo uno dei principali fattori che alimentano il lavoro nero. A questo si affianca un elevato standard di selezione del personale, garantito da un utilizzo avanzato dell’intelligenza artificiale a supporto dei processi di screening e matching.
“In un settore dove spesso la burocrazia ha un effetto paradossale, semplificare il processo è una leva concreta per ridurre il lavoro nero”, spiega Davide Lauria, co-founder di Baze. “La tecnologia non è un fine: è uno strumento per rendere semplice ciò che prima era complicato, e per allineare i comportamenti delle famiglie con la tutela dei lavoratori”.
Il “quiet quitting non è una fuga ma una forma di autodifesa
Luglio 17, 2025