30 Gennaio2026

Clutch: le startup più giovani, flessibili e dinamiche rispetto alle aziende

Clutch

Clutch pubblica i dati relativi alla ricerca sulle carriere

Dall’analisi di Clutch emerge immediatamente una distanza significativa tra startup e aziende consolidate nel modo in cui interpretano il lavoro da remoto. Nelle startup il lavoro da remoto è ormai una pratica ormai diffusa: quasi 6 professionisti su 10 (59%) operano in modalità full remote. Uno scenario molto diverso rispetto a quello delle aziende strutturate, dove il lavoro a distanza segue regole più definite e meno pervasive. In questo contesto, solo il 14% dei dipendenti lavora interamente da remoto, mentre il modello più diffuso resta quello ibrido, con il 42% dei rispondenti dichiara di poter usufruire di due giorni di smart working a settimana. Una differenza che racconta due visioni organizzative distinte: per le startup la flessibilità è un pilastro del modello di lavoro, mentre per le corporate rappresenta soprattutto uno strumento di bilanciamento tra innovazione e necessità di controllo.

Significativo anche il dato relativo alla composizione anagrafica dei team: nelle startup, il 48% dei professionisti ha un’età compresa tra i 25 e i 34 anni, il 44% ha tra i 35 e i 44 anni mentre la presenza di over 45 è ferma all’8%. Le aziende consolidate mostrano invece una distribuzione diversa: i professionisti tra i 35 e i 44 anni rappresentano il 45% del totale, seguiti dai 25-34enni (33%) e da una quota di over 45 che sale fino al 18%. Le startup si confermano quindi ambienti fortemente orientati ai profili più giovani, mentre le corporate mantengono una maggiore capacità di assorbire e trattenere competenze senior.

“I giovani professionisti – appartenenti alle generazioni Millennial e Gen Z – stanno ridefinendo in modo profondo il concetto stesso di lavoro. Le loro priorità e aspettative riflettono un contesto in cui le regole tradizionali della carriera si stanno trasformando: non basta più un buon salario o un titolo prestigioso, ciò che conta è un equilibrio tra sviluppo personale, significato e benessere. Per queste generazioni, il lavoro non è solo un mezzo per ottenere sicurezza economica, ma un ambito in cui esprimere se stessi, apprendere e contribuire a qualcosa di più grande. Cercano realtà che offrano un senso di scopo e impatto tangibile: la possibilità di vedere il valore del proprio contributo e di riconoscersi nei risultati dell’organizzazione”, commenta Lorenzo Cattelani, CEO e Founder di Clutch.

Non sorprende che, in questo contesto, il 60% dei rispondenti consideri il modello startup più efficace nel valorizzare i talenti junior, grazie a maggior autonomia, responsabilità diretta e possibilità di crescita rapida. Allo stesso tempo, però, emerge una tensione evidente: 6 professionisti su 10 che oggi lavorano in startup dichiarano che valuterebbero il passaggio a un’azienda consolidata in cambio di uno stipendio più elevato e di una maggiore stabilità economica e contrattuale. Un segnale chiaro del fatto che flessibilità e la possibilità di lasciare un segno non eliminano il bisogno di sicurezza, ma lo rimandano spesso a una fase successiva della carriera. D’altra parte, le aziende consolidate continuano a essere scelte principalmente per la loro solidità: il 52% dei professionisti indica la stabilità economica e contrattuale come principale punto di forza, seguita da stipendi e benefit più competitivi (40%) e da un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro (33%). Tuttavia, questi vantaggi convivono con criticità ben note: il 51% segnala percorsi di carriera più lenti e gerarchici, il 46% una burocrazia eccessiva e il 40% una minore autonomia decisionale rispetto ai contesti startup.

L’intelligenza artificiale sta diventando un elemento strutturale delle organizzazioni, trasformando processi, ruoli e competenze. I dati mostrano che l’utilizzo quotidiano dell’intelligenza artificiale è ormai diffuso in modo simile sia nelle start-up (46%) sia nelle aziende consolidate (42%). In entrambi i casi, la stragrande maggioranza dei rispondenti indica l’uso di chatbot o assistenti virtuali come principale applicazione (oltre il 90%), segno che questo strumento rappresenta la porta d’ingresso più immediata e trasversale all’AI. Tuttavia, esistono delle differenze culturali e operative nel modo in cui viene adottata: le startup, infatti, hanno un approccio più sperimentale e considerano l’AI una leva strategica per crescere rapidamente. Le aziende consolidate, invece, tendono a muoversi in modo più cauto e graduale, affidandosi all’AI per migliorare efficienza operativa, qualità dei processi e gestione dei dati..

“Questa survey conferma che non esiste un modello organizzativo migliore in assoluto: le startup offrono velocità, autonomia e opportunità di crescita rapida, mentre le aziende consolidate garantiscono continuità, sicurezza e sviluppo sostenibile delle competenze. La sfida per i professionisti oggi è trovare un equilibrio tra queste due dimensioni: contribuire in modo significativo, sperimentare e crescere, senza rinunciare alla stabilità economica e alla pianificazione di lungo periodo. Per le organizzazioni, la lezione è chiara: attrarre e trattenere talenti significa combinare innovazione e sicurezza, flessibilità e struttura, con una visione coerente e inclusiva del futuro del lavoro”, conclude Cattelani.

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