27 Aprile2021

Choralia: investire nelle risorse umane aumenta il profitto del +50%

Choralia sperimenta nuovi studi con la performance al centro: People Analytics e Gamification fanno crescere il fatturato

Choralia – che aiuta HR nella strada verso la Digital Transformation tramite contenuti e strumenti innovativi – promuove i People Analytics come ultima frontiera utilizzata dalle aziende nel campo delle Risorse Umane per identificare e sviluppare le “competenze utili” in ogni area, attraverso analisi statistico inferenziali applicate alla performance. Per Choralia, anche la Gamification dei percorsi di apprendimento viene usata con l’obiettivo di rafforzare i comportamenti umani in modo ingaggiante. Un approccio che ha portato la società a un incremento del fatturato del +50% nel primo bimestre 2021 rispetto al 2019 (+110% rispetto allo stesso periodo 2020).

Choralia, in quanto società innovatrice nel campo delle Risorse Umane, ha ripensato la formazione utilizzando data science e tecnologie digitali per l’analisi e lo sviluppo delle competenze utili a determinare la crescita e il successo delle organizzazioni. In un momento di forte cambiamento, l’approccio data-driven di Choralia permette di far parlare i dati HR con quelli del Business e, sulla base di questi, evidenziare le competenze che rappresentano una reale opportunità di ritorno dell’investimento.

Choralia, termine latino che sta ad indicare “tante voci che producono un suono armonico”, nasce nel 2001 dall’intuizione di Claudio Zamagni, CEO di Choralia e Subject Matter Expert della tecnica di People Analytics, e Lorenzo De Grandi, Presidente di Choralia. Formata da un team di oltre 20 esperti, la società opera seguendo un approccio blended in cui unisce Learning Experience tramite formazione digitale, Learning Games, formazione interattiva anche in classi virtuali, lavoro pratico sul campo e coaching per migliorare l’organizzazione aziendale partendo dal bene più prezioso di ogni azienda: le Risorse. La società ha oggi all’attivo oltre 50 clienti tra le 500 Top aziende di Fortune.

“L’applicazione di metodi analitici allo sviluppo delle Risorse Umane può costituire uno strumento prezioso sia per un miglioramento qualitativo sia per un più elevato ritorno dell’investimento sui dipendenti. Con il People Analytics ci si riferisce proprio a quei metodi di analisi che possono aiutare i manager a prendere decisioni sul personale e sulle loro competenze: applicando statistiche, tecnologie e metodi a grandi moli di dati circa il comportamento dei collaboratori, i risultati portano a prendere decisioni e a trovare soluzioni migliori e più efficienti, sia in termini di tempi, sia di ritorno dell’investimento”, spiega Claudio Zamagni, Amministratore Delegato di Choralia.

L’approccio di People Analytics rappresenta un nuovo fronte di miglioramento per la maggior parte dei dipartimenti Human Resources, come analizza lo stesso Claudio Zamagni nell’articolo Aumentare la competitività con il People Analytics pubblicato dalla rivista scientifica Harvard Business Review Italia. Guidare il ritorno sugli investimenti fatti sulle persone è ciò che lo strumento proprietario di People Analytics VANTIC® è in grado di descrivere tramite rigorose analisi statistiche. VANTIC® è un Decision Support System che aiuta a prendere delle decisioni di investimento sulle persone partendo dall’analisi specifica dei dati HR per intervenire in modo mirato sui comportamenti da incentivare o correggere, così da migliorare l’organizzazione aziendale e il processo di sviluppo delle competenze. Si tratta di un modello estremamente promettente per l’Italia – e già collaudato in paesi come gli Stati Uniti – che determina un approccio realmente orientato ai risultati e oggettivamente “data-driven”.

Dai dati dell’ultima indagine pubblicata dalla piattaforma di recruiting Infojobs, a maggio 2020 su un campione di 109 aziende e 1062 candidati emerge che, nella fase di lockdown, il 52% delle aziende ha offerto ai propri dipendenti corsi online, apprezzati dal 66% dei dipendenti. Sul fronte lavoratori, sono molti coloro che hanno deciso di approfittare di questo “tempo sospeso” per investire autonomamente in formazione, circa il 55%, per migliorare le proprie competenze tecniche il 20%, il 19,6% per potenziare le proprie soft skills, mentre il 15% semplicemente per approfondire passioni e interessi.

Il report fa luce sul fatto che l’apprendimento da remoto, a cui molte aziende e professionisti sono stati costretti ad adattarsi nell’ultimo anno, ha impattato sulle modalità di fruizione della formazione, dando una forte spinta all’adozione dell’online e posizionando la didattica rivolta ai dipendenti come un asset vincente per la ripartenza che porta, inoltre, un netto miglioramento dei ricavi rispetto a quelle che non lo hanno fatto, con margini di profitto che possono arrivare fino al +24% (fonte Association for Talent Development).

Choralia, in questo senso, utilizza i dati statistici per entrare nel merito delle competenze che hanno il maggiore impatto sui risultati. Con il People Analytics, è possibile analizzare caso per caso, in termini sia di Risorse sia di settore in cui il metodo viene applicato, per trovare le aree più promettenti su cui investire.

“Molte aziende italiane si trovano ad affrontare sfide complesse per essere concorrenziali, a cui devono rispondere velocemente e in maniera efficace. Non è sufficiente investire su tecnologie, processi e strumenti: spesso sono le persone con i loro comportamenti e le loro competenze il fattore chiave di successo per vincere queste sfide. Lo sviluppo delle competenze utili è, pertanto, una leva strategica fondamentale per raggiungere i risultati attesi”, commenta Lorenzo De Grandi, Presidente Choralia.

Il Digital Learning e l’utilizzo di Learning Games per favorire l’apprendimento sono tra i temi caldi trattati anche all’interno della European Conference on Digital Psychology – ECDP 2021, la prima Conferenza Europea sulla Psicologia digitale, che evidenzia come la connessione tra psicologia e tecnologia stia assumendo sempre più rilevanza nel campo della formazione. Secondo i report presentati all’interno della Conferenza dello scorso febbraio 2021, nell’ultimo decennio si è assistito ad un aumento degli studi sulla gamification, termine che indica l’utilizzo di elementi di gioco in contesti non ludici – sia analogici che digitali – per proporre attività coinvolgenti tramite dispositivi mobili apprezzati dagli utenti, ma anche progettare strumenti personalizzati che rispondano alle esigenze dell’utente. Le ricerche fino ad ora condotte hanno dimostrato che l’applicazione della gamification in aula, nelle organizzazioni o negli interventi riabilitativi porta al soddisfacimento dei bisogni di relazione, di competenza e di autonomia, sottostanti alla motivazione intrinseca.

“Trasformare un corso di formazione con la Gamification significa attingere ad una delle forze più antiche del mondo: il gioco. Tutti giochiamo, investendo tempo ed energie a svolgere compiti apparentemente ripetitivi – ma lo facciamo con piacere, per il solo gusto di farlo. Questo perché un gioco – se ben progettato – riesce a stimolare diverse motivazioni individuali: la competizione, il divertimento, il collezionismo, la socialità e così via. Attingere a queste risorse per aumentare la motivazione sul lavoro o su un percorso formativo risulta molto utile, con miglioramenti a doppia cifra su tutte le metriche – dalla partecipazione/completamento dei corsi all’apprendimento, al trasferimento sul campo. Spesso oggi si confonde la gamification con l’inserimento di punti, badge e classifiche in una app o strumento digitale, ma la vera potenza sta nella creazione di esperienze ludiche complete – i Learning Games – che rendono la formazione digitale stessa un gioco interattivo”, spiega Federico Vigorelli, partner di Choralia, docente di Digital Learning e Gamification presso la 24Ore Business School ed autore del libro “Smart Selling. Usare il digitale per aumentare i risultati di vendita.”

 

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