23 Giugno2023

Anche il welfare ha bisogno delle risorse incassate con il gioco (legale)

gioco

Occupazione, lotta alla criminalità e alle dipendenze, il gioco può essere una risorsa, anche per il welfare. Ne parliamo con Geronimo Cardia Presidente di Acadi, l’associazione dei concessionari di giochi pubblici

Al centro del dibattito mediatico più per le sue criticità che per il valore che porta, il Comparto del Gioco Pubblico rappresenta invece un importante indotto per l’economia del paese e per l’occupazione, una decisiva arma contro l’illegalità ma soprattutto un’ingente iniezione di denaro tale da garantire – tra l’altro – il finanziamento del welfare pubblico e una maggiore protezione sociale. Basti pensare che il gioco pubblico (quindi legale) immette nelle casse dello Stato un gettito erariale di oltre 11 miliardi. Soldi che lo Stato ha a disposizione per finanziare attività pubbliche. Facciamo un po’ di chiarezza con Geronimo Cardia, Presidente di Acadi, l’associazione dei concessionari di giochi pubblici.

Quello del Gioco Pubblico è diventato uno degli indotti più importanti per il fisco. Di quanti miliardi stiamo parlando?

Nel 2022, a fronte di una raccolta di 136 miliardi di euro, il totale delle somme spese dai cittadini (tra raccolta e vincite) è stata pari a 20,3 miliardi di euro. Il ché si traduce in un gettito erariale derivante dal gioco regolamentato di 11,2 miliardi di euro (elaborazione su dati ADM), generato per il 91% dal settore del retail. Appare quindi un dato oggettivo quanto il comparto del gioco pubblico sia un settore strategico per l’economia del nostro Paese, che contribuisce in modo significativo alla crescita del PIL, all’occupazione, al benessere sociale e alla sanità pubblica.

Quali sono i temi sui quali volete sensibilizzare le istituzioni? Cosa chiedete alla politica?

La presenza del Gioco Pubblico sul territorio è il tema centrale. Ad oggi è minata dalla questione territoriale che dovrà trovare necessariamente una soluzione nel riordino del comparto previsto nella Delega al Governo per la riforma fiscale. La presenza sul territorio dei diversi prodotti di gioco ad oggi è messa in discussione da leggi regionali e provinciali che prevedono distanziometri espulsivi che rendono non insediabile la quasi totalità del territorio. Sono stati promossi diversi tentativi di riordino nel tempo, ma ad oggi nessuno di essi è stato portato a compimento. Il riordino previsto nella Delega al Governo per la riforma fiscale non può prescindere da una distribuzione equilibrata tra rete specializzata e rete generalista.

Quali sono i benefici che il sistema Paese ricava dal settore del Gioco Pubblico?

Guardando al solo aspetto economico, il comparto del Gioco Pubblico ha un impatto importante sulle grandezze economiche, fiscali e occupazionali del nostro Paese. Come detto, porta ed emersione di circa 11 miliardi di gettito erariale che, ricordiamo, deriva da un’attività che altrimenti verrebbe comunque soddisfatta dall’offerta illegale, vista la domanda di gioco che di fatto esiste. Al gettito erariale, va aggiunta la contribuzione fiscale e previdenziale delle aziende del comparto che è stata valutata in 2,5 miliardi di euro. La ricchezza complessiva generata dal comparto del gioco pubblico nel 2022 è stata stimata in 10,440 miliardi. Sotto un altro aspetto, ci preme evidenziare il Fondo per il gioco d’azzardo gestito dal Ministero della Salute che prevede l’erogazione di 50 milioni di euro in favore delle Regioni per prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione per il disturbo da gioco d’azzardo. Sul punto riteniamo che possa essere valutato un sistema di contribuzione ancora più articolato, anche prevedendo una parte maggiore del gettito erariale derivante dal gioco, ma senza ulteriori aumenti di tassazione che hanno già messo in difficoltà il sistema. È chiaro quindi il valore che rappresenta questo indotto a livello di welfare e l’iniezione di denaro che va a finanziare la spesa pubblica e molti strumenti di protezione sociale che altrimenti sarebbero privi di risorse adeguate.

Parliamo di occupazione: il Gioco Pubblico è un’industria che dà lavoro a quante persone? E con che tipi di contratti?

La stima è di 150.000 occupati, di cui: oltre 140.000 solo nel canale retail; oltre 40.000 nel settore distributivo degli Apparecchi; diverse migliaia garantiscono i servizi concessori, tecnologici e distributivi per questa filiera. I valori sono stimati per occupati equivalenti a tempo pieno.

Un altro aspetto fondamentale di questo settore è senza dubbio legato al tema delle legalità. Come si può garantire la presenza del gioco in modo responsabile e legale in contrasto e in risposta al mondo della criminalità?

In Italia, come in larga parte del mondo, il mercato regolamentato dei giochi con vincite in denaro ha assunto centralità nelle politiche pubbliche con l’effetto di un progressivo spostamento della domanda di gioco dal mercato illegale verso quello legale e controllato. L’incremento dei volumi di gioco è stato, infatti, il risultato di strategie volte a contrastare, con efficacia, fenomeni di gioco illegale, altrimenti dilaganti ed incontrollati, tutelare i consumatori ed indirizzare le entrate erariali emerse dall’azione di contrasto al gioco illegale verso finalità di pubblica utilità. Maggiori le tutele sul comparto del gioco pubblico, maggiore è l’impatto sulla lotta all’illegalità. Incentivare il Gioco Pubblico legale significa intercettare un flusso di denaro che altrimenti andrebbe alle mafie.

Quando si parla di gambling generalmente il richiamo è alle criticità del settore, soprattutto in riferimento ai problemi legati alla ludopatia. Come si traduce il vostro impegno sociale per contrastare questi aspetti?

La presenza dell’offerta di Stato sul territorio è di per sé un efficace e inequiparabile strumento di contrasto al Disturbo da gioco d’azzardo (Dga), perché garantisce le politiche di contrasto previste dalla legge e mette a disposizione prodotti misurati e controllati. Si pensi, ad esempio alla tecnologia che aiuta ad affinare gli obiettivi di tutela con prodotti sempre più presidiati nei loro parametri, al registro di autoesclusione che può essere utilmente esteso a più verticali distributive, alla collaborazione di filiere specializzate ed esperte nella gestione di prodotti delicati come il fumo, gli alcolici ed i superalcolici. Riguardo poi al tema gambling, la formazione è uno strumento importante per un processo di sempre maggiore qualificazione dell’offerta. Gli operatori, inoltre, garantiscono con le loro filiere il rispetto del divieto di gioco ai minori. Tutto è migliorabile, e noi lavoriamo per questo, ma non dimentichiamo un punto cardine di questo discorso: il comparto del gioco pubblico non è solo al fianco dello Stato per il contrasto al DGA, ma rappresenta un concreto strumento nelle mani dello Stato per attuare politiche pubbliche concepite dallo Stato con l’obiettivo di contrattare il DGA. È importante per noi veicolare le corrette informazioni, contrastando anche la divulgazione di luoghi comuni che vedono da sempre accostare il Comparto del gioco al tema del contrasto al disturbo da gioco d’azzardo. È giusto prendersi carico di questa anomalia e rispettare chi, e sono la maggior parte, ha un approccio sano e corretto all’utilizzo del gioco.

Luigi Santacaterina

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