Previdenza

Crollano i rendimenti dei fondi pensione: la crisi penalizza le pensioni di scorta

COVIP relazione settembre 2022: le forme pensionistiche complementari sono 10,1 milioni, in crescita di 410.000 unità (+4,2 %) rispetto alla fine del 2021 ma pesa la crisi internazionale e energetica

La Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP) vigila sull’ordinato sviluppo del sistema delle forme pensionistiche complementari, con ampi poteri e prerogative di vigilanza, ispettivi, sanzionatori e di regolamentazione

Nella relazione sui dati statistici di settembre 2022, è stato evidenziato come le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari sono 10,1 milioni, in crescita di 410.000 unità (+4,2 %) rispetto alla fine del 2021. A tali posizioni, che includono anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti di 9,1 milioni di individui.

Purtroppo, però, le fibrillazioni dei mercati azionari e obbligazionari e il rialzo dei tassi d’interesse hanno inciso negativamente sulla previdenza integrativa. In particolare nei primi nove mesi del 2022 i risultati delle forme complementari hanno risentito della discesa dei corsi dei titoli azionari e del rialzo dei tassi di interesse, che a sua volta determina il calo dei corsi dei titoli obbligazionari.

Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, quindi, i rendimenti sono risultati negativi e pari a -10,6 e a -12,2%, rispettivamente, per fondi negoziali e fondi aperti; nei PIP di ramo III essi sono stati pari a -12,4 %. Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dalle cedole incassate sui titoli detenuti, il risultato è stato pari allo 0,8 %.

Valutando i rendimenti delle forme pensionistiche complementari su orizzonti più propri del risparmio previdenziale, nei dieci anni da inizio 2012 a fine 2021, il rendimento medio annuo composto è stato pari al 4,1 % per i fondi negoziali, al 4,6 % per i fondi aperti, al 5 % per i PIP di ramo III e al 2,2 % per le gestioni di ramo I.

Nello stesso periodo, la rivalutazione del Tfr è risultata pari all’1,9 % annuo. Aggiungendo ai dieci anni i nove mesi del 2022, i rendimenti medi annui restano positivi: 2,7 % per i fondi negoziali, 3 % per i fondi aperti e 3,3 % per i Pip di ramo III; sono pari al 2,1 % per i prodotti di ramo I. La rivalutazione del Tfr nello stesso periodo è del 2,2 %.

Per quanto riguarda, poi, i fondi negoziali, l’attivo netto è di 60 miliardi di euro di cui 26,7 miliardi nei fondi aperti e a 43,8 miliardi nei PIP “nuovi”. Nel periodo compreso tra gennaio e settembre del 2022 i contributi incassati da fondi negoziali, fondi aperti e PIP nuovi sono stati pari a 9,2 miliardi di euro, 407 milioni di euro in più (+4,6%) rispetto al corrispondente periodo del 2021. L’incremento si riscontra in tutte le forme pensionistiche.

Le risorse destinate alle prestazioni delle forme pensionistiche complementari sono, a fine settembre 2022, pari a 202 miliardi di euro; per effetto delle perdite in conto capitale determinate dall’andamento dei mercati finanziari, le risorse sono diminuite di circa 10,9 miliardi rispetto a dicembre del 2021.

Nei primi 9 mesi dell’anno, inoltre, i fondi negoziali registrano un incremento di 278.000 posizioni (+8%), per un totale a fine settembre di 3,735 milioni. Alla crescita delle posizioni hanno contribuito, oltreché i fondi per i quali già da tempo sono state attivate le adesioni contrattuali, ossia quelle che iscrivono automaticamente i nuovi assunti di diversi settori per effetto del versamento di un contributo minimo a carico del datore di lavoro, anche il fondo rivolto al pubblico impiego, per il quale è stata attivata l’adesione attraverso il cosiddetto silenzio-assenso per tutti i lavoratori neo assunti a partire da una determinata data.

Nelle forme pensionistiche di mercato, infine, si rilevano 71.000 posizioni in più nei fondi aperti (+4,1 per cento) e 38.000 posizioni in più nei Pip nuovi (+1,1 %); alla fine di settembre, il totale delle posizioni in essere in tali forme è pari, rispettivamente, a 1,806 milioni e 3,652 milioni di unità.

Caterina Somma

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