16 Settembre2026

Welfare aziendale, per 8 italiani su 10 è ormai indispensabile

Alberto_Dalmasso_CEO e CoFounder_Satispay

Il carovita spinge la domanda di benefit: il 78% dei lavoratori lo considera fondamentale o importante, e uno su due preferirebbe ricevere il premio di produzione in crediti welfare piuttosto che in busta paga. Ma la seconda wave dell’Osservatorio SWG per Satispay mostra anche dove il sistema perde pezzi: solo la metà di chi ha benefit ne percepisce davvero il valore.

Con le famiglie ancora alle prese con il rincaro dei prezzi, il welfare aziendale si conferma uno degli strumenti più apprezzati per alleggerire il bilancio domestico — anche se il suo potenziale resta in parte inespresso. È quanto emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio “Gli italiani e il welfare aziendale”, realizzato da SWG per Satispay su un campione rappresentativo della popolazione tra i 18 e i 74 anni, con rilevazione condotta tra il 14 e il 29 maggio 2026.

Una domanda sempre più esplicita

I numeri fotografano un consenso ampio attorno al welfare come leva di sostegno economico. Il 78% degli intervistati ritiene importante o fondamentale che l’azienda offra strumenti di questo tipo, e il 77% lo considera un alleato concreto contro il caro-vita nelle spese quotidiane. Non solo emergenza: il 73% lo vede anche come una leva per il futuro, capace di liberare margine da destinare a risparmio e investimenti.

Il dato più netto riguarda però il confronto con la retribuzione tradizionale. Tre italiani su quattro dichiarano di percepire un risparmio maggiore ricevendo 200 euro in welfare piuttosto che lo stesso importo tassato in busta paga, e un dipendente su due preferirebbe che anche il premio di produzione fosse erogato in crediti welfare, riconoscendone il maggior valore spendibile rispetto a un aumento lordo.

Sul fronte della diffusione, la metà dei lavoratori dichiara di avere già benefit aziendali a disposizione — una quota che cresce con le dimensioni dell’impresa. La combinazione più comune resta quella di buoni pasto (52%), sanità integrativa (48%) e fringe benefit (42%), in linea con le preferenze dichiarate dai lavoratori stessi.

Il nodo resta la capillarità

Se la domanda è forte, l’offerta non sempre riesce a intercettarla fino in fondo. Solo il 52% di chi ha welfare a disposizione riesce a percepirne il reale valore nel sostegno alle spese familiari, e oltre un terzo di chi ne dispone lo utilizza ancora poco. Il 37% chiede esplicitamente una rete di esercenti convenzionati più ampia e diffusa sul territorio. Semplicità d’uso e ampiezza della rete di accettazione emergono così come le due leve su cui si gioca l’efficacia reale del beneficio, tanto per i lavoratori quanto per le aziende che investono in questi strumenti.

I numeri di Satispay

Sono proprio questi due fattori — usabilità e capillarità — al centro della lettura che Satispay dà del proprio posizionamento nel comparto. La fintech, entrata nel welfare aziendale nel settembre 2023 con Buoni Pasto e Buoni Acquisto e successivamente con la piattaforma FlexBen per rimborsi e fondi pensione, dichiara oggi 45.000 aziende clienti e oltre 430.000 lavoratori serviti. A luglio 2026 i volumi annualizzati di welfare erogato tramite la piattaforma hanno superato i 480 milioni di euro, in crescita del 197% su base annua.

Tra i dati più indicativi dell’utilizzo, la spesa in fringe benefit (Buoni Acquisto) si concentra per il 78% nella fascia 25-54 anni, quella in cui si consolidano carriera e famiglia. Gli acquisti si dividono tra esercenti fisici (40,6%, guidati da grande distribuzione, ristorazione e retail) e gift card digitali (59,4%), che coprono un ventaglio più ampio di bisogni quotidiani. Un dato riguarda specificamente il commercio di prossimità: nei primi otto mesi del 2026 sono stati spesi 45 milioni di euro in buoni pasto presso esercenti di vicinato, pari al 22% del totale — il doppio della media dichiarata dai competitor, ferma all’11%.

Sul fronte dei tempi di utilizzo, calcolati sui 12 mesi terminati a giugno 2026, il tempo mediano per esaurire i buoni pasto è di circa 32 giorni, quello per i fringe benefit di circa 42 giorni e quello per i FlexBen di circa 51 giorni — segnale, secondo l’azienda, di un accesso rapido e senza attriti agli strumenti assegnati.

“Il nostro impegno è stato fin dall’inizio portare ai lavoratori un’esperienza d’uso immediata e intuitiva, e una rete di accettazione realmente capillare”, ha commentato Alberto Dalmasso, CEO e co-founder di Satispay, sottolineando come la crescita registrata in meno di tre anni confermi la visione di prodotto dell’azienda.

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