22 Marzo2023

5 tendenze welfare all’insegna della responsabilità sociale

responsabilità sociale

Quali sono i piani di welfare più usati? In cosa le aziende stanno investendo maggiormente per garantire il benessere dei dipendenti? Ne parliamo con Luca Furfaro, esperto di welfare e titolare dello studio di consulenza Furfaro

Se ormai sono molte le soluzioni di benefit offerte dal welfare aziendale e ciascuna azienda sceglie quelle più adeguate al proprio personale, è importante ribadire alcuni concetti basilari affinché i piani attuati diventino costanti di un’attenzione strutturale e garantita da ogni realtà. E per far sì che queste azioni siano funzionali e rispettose delle tutele dei lavoratori e lavoratrici, Luca Furfaro, titolare dello studio di consulenza Furfaro e specializzato nella gestione ordinaria di aziende con target internazionale e nello sviluppo di progetti di smartworking e di welfare aziendale, ribadisce la necessità che esse siano inserite in una più complessiva mission aziendale di responsabilità sociale e territoriale.

Quali sono le macro tendenze del welfare aziendale 2023?

Identificare le macrotendenze del welfare significa partire da un’analisi dettagliata e lucida dei cambiamenti che hanno investito il mondo del lavoro oggi e i lavoratori stessi, e dello scenario macro economico che fa da sfondo e che incide fortemente. Possiamo provare a individuare cinque tendenze del welfare. La prima è quella dei classici fringe benefits, oggetto di desiderio da parte del dipendente grazie al fatto che sono accessibili e facilmente fruibili (si pensi ad esempio al servizio mensa, alla macchina aziendale o a buoni regalo), ma che possiamo intendere come welfare in senso lato. Possiamo poi parlare di volontariato d’azienda, ovvero quando si organizzano attività di volontariato no profit durante le ore lavorative che permettono, da un lato, di migliorare il clima aziendale e dall’altro di avere un forte impatto sociale che fa da eco anche all’immagine stessa dell’azienda, riconoscendo la sua responsabilità sociale. Responsabilità d’impresa che si esplica come forma a sé quando il benessere si sposa con la sostenibilità del territorio. Infine, altre due tendenze a cui prestare attenzione sono la formazione dei dipendenti e il benessere mentale e fisico con piattaforme ad hoc o agevolazioni per visite e così via.

Corporate social responsibility e volontariato: in che modo possono entrare a far parte del piano welfare?

Oggi si sta facendo strada sempre di più la convinzione che non c’è business senza etica e creazione di valore condiviso: valori che si intersecano anche con l’attenzione al territorio grazie al riconoscimento prezioso di quanto sia importante vivere in un mondo più sostenibile. Le attività di volontariato effettuate durante le ore di lavoro diventano così un’azione di grande valore sociale ma che strizzano l’occhio anche al lavoratore stesso, che ha la possibilità di apprendere nuove conoscenze, di mettersi in gioco e di formare le sue soft skills. La social corporate responsability trova un connubio tra obiettivi economici, sociali e ambientali, nell’intento di attribuire all’azienda anche una mission sociale. Ma non dobbiamo pensare che questa sia pratica nuova: per fare un esempio Olivetti, in un’epoca in cui la parola welfare non veniva utilizzata, aveva creato biblioteche e servizi per i dipendenti ed i loro familiari, mettendo al centro la felicità dei lavoratori e offrendo tutto questo anche al territorio.

La formazione può/deve essere integrata nel piano welfare di un’azienda?

Un’azienda veramente attenta al benessere del personale dovrebbe promuovere attività formative per migliorare le soft skills dei dipendenti e qualificarli con le skills necessarie, cercando in tal modo di evitare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro. L’azienda pertanto dovrebbe mettere a disposizione dei lavoratori corsi di formazione su diversi temi o erogare voucher per iscrizioni a corsi o acquisto di materiali. Anche questa forma di welfare rientra nel tema della responsabilità sociale quando crea intorno all’azienda un indotto di soggetti altamente qualificati.

Si parla ormai sempre di più di benessere mentale e fisico: che cosa possono fare le aziende per tutelare questi due aspetti?

Il tema della salute mentale e fisica non è una novità ma sicuramente sta acquisendo una rilevanza maggiore grazie anche alla spinta importante data dalla pandemia. Sempre più aziende hanno inserito la figura dello psicologo o mettono a disposizione dei dipendenti piattaforme ad hoc, o ancora nell’ambito della salute fisica, vengono adottate riduzioni per visite, check up annuali o assistenza sanitaria integrativa, misure tese a raggiungere un migliore equilibrio tra vita privata e vita lavorativa. Noi ad esempio nel nostro studio abbiamo un massaggiatore che si occupa di migliorare le problematiche posturali, dovute al lavoro d’ufficio, ma molto può essere fatto anche per il supporto psicologico.

Mario Baroni

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