14 Settembre2026

Best Workplaces for Women 2026: nelle aziende migliori una manager su due è donna

Podio Best Workplaces for Women 2026: H&H Group, Biogen e TP, le prime tre aziende del ranking Great Place to Work Italia

Il tema della reale integrazione delle donne nel mondo del lavoro — dal superamento del gender pay gap all’accesso alle posizioni apicali — resta uno dei più urgenti nell’agenda delle risorse umane. A fotografare lo stato dell’arte arriva l’edizione 2026 del ranking Best Workplaces for Women, realizzato da Great Place to Work Italia su un campione di oltre 80mila lavoratrici e lavoratori: una top 20 delle organizzazioni che, secondo le dipendenti stesse, stanno facendo davvero la differenza.

Manifattura e farmaceutico guidano la classifica

Il settore più rappresentato tra le aziende premiate è quello di manifattura e produzione (25%), seguito da biotecnologia e farmaceutica (20%) e servizi professionali (15%). Sul podio, in ordine, H&H Group, multinazionale della salute e del benessere familiare, Biogen, tra le aziende pioniere nel campo delle biotecnologie, e TP, la consociata italiana di Teleperformance nei servizi di contact center.

Il divario con la “norma” italiana

Il dato più significativo riguarda la distanza tra le aziende best e il resto del mercato. Nelle organizzazioni premiate, il Trust Index femminile — l’indicatore che misura fiducia, rispetto, equità, orgoglio e coesione percepiti dalle lavoratrici — si attesta all’85%, contro il 73% delle altre aziende certificate Great Place to Work. Ma è sul fronte della governance che il divario si allarga di più: nelle aziende best la presenza femminile nel management raggiunge il 49%, quasi il doppio rispetto al 26% delle altre realtà certificate.

Anche confrontando i best workplaces con la media nazionale delle aziende italiane (calcolata attraverso l’European Workforce Study), lo scarto è netto su tutti gli indicatori chiave: la familiarità con l’ambiente di lavoro sale al 92% tra le donne dei best workplaces contro il 47% della norma italiana; l’87% raccomanderebbe la propria azienda come luogo di lavoro eccellente, contro il 43%. Distanze ampie anche su integrità e supporto (86% contro 41-43%), accoglienza e cura (85% contro 38-40%), coinvolgimento (81% contro 35%) e imparzialità (80% contro 34%). Resta più indietro, pur triplicando la media nazionale, il dato sull’equità di trattamento: 69% nei best workplaces contro il 23% della norma italiana.

Per il presidente di Great Place to Work Italia, Beniamino Bedusa, i risultati confermano che investire sulla leadership femminile significa “investire sulla qualità stessa della fiducia interna e sulla competitività dell’intera organizzazione”.

La top 20

Dopo il podio composto da H&H Group, Biogen e TP, la top 10 prosegue con IPSEN Global Survey (biofarmaceutico), ConTe (servizi finanziari e assicurativi), Reverse SpA (servizi professionali), AbbVie e Bristol-Myers Squibb (entrambe biotecnologie e farmaceutico), Hilton (ospitalità) e Catalina (advertising & marketing).

Completano la classifica: Octopus Energy, Arthrex Inc., Gruppo Sebach, E.G.O. Group, Karl Storz, Dow, Vimec Srl, Portolano Cavallo Studio Legale, MetLife e KIABI.

Guardando alla dimensione aziendale, la top 20 comprende un’azienda small (10-49 dipendenti), 8 medium small (50-149), 6 medium large (150-499), 2 large (500-999) e 3 realtà con oltre 1.000 collaboratori — segno che l’attenzione alla leadership femminile non è appannaggio esclusivo delle grandi multinazionali.

Merito, promozioni e riconoscimento: i divari uomo-donna

Lo studio incrocia anche i dati per genere all’interno dei best workplaces. Il riconoscimento del lavoro svolto è alto per entrambi (86% donne, 81% uomini), ma cala nelle aziende semplicemente certificate (73% e 76%) e crolla nella norma italiana (43% per entrambi). Le promozioni basate sul merito restano l’area più critica anche tra le aziende best: 70% tra le donne e 68% tra gli uomini, contro il 52-59% delle certificate e il 29-30% della norma.

Sul fronte dell’imparzialità di trattamento, invece, i best workplaces mostrano i valori più alti in assoluto (96% donne, 94% uomini), mentre tra le aziende semplicemente certificate emerge un divario di genere significativo (82% donne contro 92% uomini). Infine, la percezione di dare un contributo determinante al lavoro dell’organizzazione raggiunge l’83% tra le donne dei best workplaces, contro il 68% delle certificate e appena il 51% della norma italiana.

Per Bedusa, una cultura aziendale capace di ascoltare e coinvolgere le persone è la leva che permette di “trasformare la parità di genere da principio dichiarato a pratica quotidiana”, a beneficio della qualità del lavoro per donne e uomini.

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