Presentato in Borsa Italiana il Tredicesimo Report di Itinerari Previdenziali: bene i rendimenti 2025, ma il confronto internazionale mostra ancora ampi margini di crescita per la previdenza complementare
Il patrimonio complessivo degli investitori istituzionali italiani ha superato, nel 2025, la soglia dei 1.081 miliardi di euro, pari a circa il 48% del PIL nazionale. È il dato principale emerso dal Tredicesimo Report annuale del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, “Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2025”, presentato questa mattina a Milano, nella Sala Parterre di Borsa Italiana.
Una crescita che dura da vent’anni
Il solo welfare contrattuale e fondazionale — fondi negoziali, fondi preesistenti, Casse Privatizzate, Fondazioni di origine Bancaria e assistenza sanitaria integrativa — vale oggi 334,38 miliardi di euro, in aumento di 19 miliardi (+6%) rispetto al 2024. Rispetto al 2007, quando il patrimonio si fermava a 142,85 miliardi, l’incremento complessivo sfiora il 134%.
Se si allarga lo sguardo al cosiddetto welfare privato — fondi aperti, PIP e rami Vita delle Compagnie di Assicurazione — il patrimonio sale a 746,63 miliardi, 32 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Sommando le due componenti si arriva, appunto, al patrimonio totale di 1.081 miliardi.
Guardando alla sola previdenza complementare, il rapporto tra patrimonio dei fondi pensione e PIL italiano si attesta al 12,1%, un dato lontano da quello di molti Paesi OCSE dove la stessa quota supera il 50%. Un divario che, secondo il presidente del Centro Studi Alberto Brambilla, segnala «un mercato già molto interessante, ma con alte potenzialità di sviluppo».
Le novità normative in arrivo
A spingere ulteriormente il settore potrebbero contribuire alcune misure introdotte dalla Legge di Bilancio 2026. Dal 1° luglio 2026 è scattata l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti del settore privato (esclusi i lavoratori domestici), con possibilità di scelta diversa entro 60 giorni. Secondo le stime di Itinerari Previdenziali, la misura porterà all’iscrizione automatica di circa 350mila lavoratori l’anno per i prossimi cinque anni, per oltre 24 miliardi di euro aggiuntivi nei primi otto anni.
A questo si aggiunge la possibilità, per i fondi pensione, di gestire direttamente l’erogazione delle rendite: una novità che potrebbe ridurre riscatti, RITA e trasformazioni in rendita assicurativa (5,1 miliardi nel solo 2025) e generare, nell’arco di otto anni, un ulteriore aumento patrimoniale stimato in circa 20 miliardi.
Meno player, ma più concentrazione
Sul fronte della mappatura del mercato, il Report conta 268 investitori istituzionali attivi a fine 2025, 21 in meno rispetto al 2024: 84 Fondazioni di origine Bancaria, 20 Casse Professionali Privatizzate, 33 fondi negoziali e 131 fondi preesistenti (-20 sull’anno, -173 nell’ultimo decennio). A questi si aggiungono le 324 Casse e i fondi di assistenza sanitaria integrativa censiti dal Ministero della Salute (dato fermo al 2022).
Il numero resta elevato, ma il settore è fortemente concentrato: i primi 50 fondi rappresentano da soli i due terzi di iscritti e patrimonio complessivi. Un passo avanti sulla trasparenza arriverà dal 2027, quando scatterà l’obbligo di pubblicazione dei bilanci per tutte le forme di assistenza sanitaria integrativa.
I rendimenti: un 2025 positivo per tutti
Anche il 2025 si chiude in territorio positivo per gli investitori istituzionali, sostenuti dalla stabilizzazione dell’inflazione e dall’allentamento delle politiche monetarie delle Banche Centrali, nonostante le tensioni geopolitiche. Questi i rendimenti medi registrati:
- Fondazioni di origine Bancaria: +7,5%
- Fondi aperti: +5,7%
- PIP di ramo III (Unit Linked): +5,1%
- Fondi negoziali: +4,8%
- Fondi preesistenti: +3,8%
- Gestioni separate: +1,5%
Sull’orizzonte decennale, sottolinea Brambilla, la diversificazione degli investimenti ha permesso di mantenere un vantaggio sui rendimenti cumulati rispetto a inflazione e PIL, pareggiando il TFR con l’unica eccezione dei fondi negoziali.
Le prime indicazioni dal 2026
I primi sei mesi del 2026 confermano il segno positivo: +3,8% per i fondi pensione negoziali, +4,3% per i fondi aperti, +5,7% per i PIP “nuovi”, +0,8% per le gestioni separate di ramo I, a fronte di un TFR cresciuto del 2,3% e di un’inflazione al 2,7%. Bene anche le Casse privatizzate, il cui patrimonio a metà 2026 è stimato oltre i 132 miliardi di euro, mentre le Compagnie di Assicurazione registrano una lieve crescita dei nuovi premi (+0,6%), trainata dal ramo III (+9,4%) a fronte di una raccolta ancora negativa, seppur in miglioramento, sul ramo I (-3,0%).
Il Tredicesimo Report “Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2025” è disponibile in consultazione libera dal 9 settembre 2026 sul sito di Itinerari Previdenziali.
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