Lo scorso 10 giugno, Bruxelles ha ospitato due tra i più importanti appuntamenti europei dedicati all’innovazione e alla trasformazione digitale: EuroPCom 2026 ed EDIH Summit 2026. In entrambi, l’Italia è stata presente con due protagonisti del dibattito sull’innovazione: Gualtiero Carraro, relatore ufficiale a EuroPCom, e Roberto Carraro, speaker all’EDIH Summit sulle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale nella formazione e nel turismo
Se EuroPCom 2026 analizzerà l’impatto dell’IA sulla comunicazione pubblica, sull’informazione e sulla tenuta delle democrazie europee in un contesto sempre più influenzato dalle grandi piattaforme digitali, l’EDIH Summit 2026 affronterà invece le ricadute economiche, industriali e formative della rivoluzione tecnologica in corso.
In questo scenario, l’Italia ha presenziato con due protagonisti del dibattito sull’innovazione: Gualtiero Carraro, relatore ufficiale a EuroPCom, e Roberto Carraro, speaker all’EDIH Summit sulle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale nella formazione e nel turismo. Tra i temi nevralgici, anche il welfare ha occupato un’attenzione preminente in quanto ci si chiede come si possa colmare il ritardo in materia di AI salvaguardando posti di lavoro e favorendo processi formativi.
“Occorre portare le aziende a capire quali sono le applicazioni AI effettivamente utili nel loro settore e nelle attività specifiche. Molto spesso l’utente finale si ferma a ChatGPT o a CoPilot, che possono essere inutili o addirittura dannosi e generare perdite di tempo e denaro. Una adeguata formazione ai rischi e alle opportunità dell’AI è un passo fondamentale, peraltro obbligatorio secondo l’articolo 4 dell’AI Act. La salvaguardia dei posti di lavoro passa attraverso l’acquisizione di nuove competenze, che possono portare all’aumento della produttività di persone e aziende. Spesso l’intelligenza artificiale ci offre opportunità che non ci aspettavamo, ad esempio diventa possibile sviluppare applicazioni software senza saper scrivere codice, e produrre video senza troupe, attori e registi. L’intelligenza imprenditoriale deve sapere identificare le opportunità di crescita anche in nuovi segmenti di mercato”.
Il dibattito, condiviso con alcuni dei principali protagonisti dell’ecosistema tecnologico europeo, è stato incentrato attorno alla sovranità digitale, alla competitività dell’Europa nell’Intelligenza Artificiale e alla necessità di costruire una strategia autonoma rispetto ai modelli dominanti sviluppati negli Stati Uniti e in Cina. Una riflessione che arriva mentre l’Unione Europea si prepara alla piena applicazione dell’AI Act, il regolamento che dal 2 agosto 2026 segnerà una svolta nell’attuazione della prima disciplina organica al mondo dedicata all’Intelligenza Artificiale.
Secondo Carraro, tuttavia, la regolazione rappresenta soltanto il punto di partenza.
«L’AI Act è un passaggio storico e necessario. Ma se l’Europa pensa di poter competere soltanto regolando tecnologie sviluppate altrove, ha già perso la partita. Nessuna norma può sostituire la capacità di costruire infrastrutture, competenze e innovazione. Per anni abbiamo discusso di Intelligenza Artificiale come di una questione industriale. Oggi dobbiamo riconoscere che il tema è diventato politico, economico e democratico. Le grandi piattaforme non sono più soltanto aziende: sono infrastrutture di potere che influenzano informazione, opinione pubblica e processi decisionali».
In questo quadro assume particolare rilevanza il tema della Private AI e delle nuove architetture distribuite, considerate da Carraro una delle possibili risposte alla concentrazione del potere tecnologico globale.«Per anni abbiamo accettato che dati, capacità computazionale e intelligenza fossero concentrati in poche piattaforme globali. Oggi esistono tecnologie che consentono di distribuire l’intelligenza, riportandola dentro le imprese, le amministrazioni e i territori. È qui che l’Europa può costruire il proprio vantaggio competitivo. La sovranità digitale non si conquista con gli slogan ma creando infrastrutture europee, competenze europee e modelli europei».
Occorre inoltre capire la tecnologia prima di adottarla: in questa chiave Carraro presenta all’EuroPCom la nuova piattaforma digitale per la formazione all’AI Literacy, la formazione obbligatoria all’uso consapevole e competente dell’intelligenza artificiale, rivolta a istituzioni, aziende, scuole. Il suo intervento assume una particolare rilevanza anche alla luce del crescente dibattito internazionale sull’impatto sociale e democratico delle tecnologie digitali e dell’Intelligenza Artificiale. Un innovativo ambiente virtuale, detto “AI city”, visualizza i rischi e le opportunità dell’AI nella società, dalle imprese agli ospedali, dalle scuole ai municipi, per formare ad una nuova cittadinanza digitale nell’era dell’IA.
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