25 Febbraio2026

Uno sceriffo per i fondi sanitari: la vigilanza COVIP sul Far West

COVIP

Chi vigila sui fondi pensione? In un articolo pubblicato sabato sul settimanale Moneta, il direttore Marco Barbieri ne discute con il presidente della COVIP Mario Pepe e con Alberto Brambilla di Itinerari Previdenziali, il cui secondo convegno nazionale è in programma domani, 26 febbraio

Sull’ultimo numero di Moneta – settimanale in abbinata a Giornale, Tempo e Libero – il direttore di WeWelfare.it, Marco Barbieri, ha pubblicato un articolo sulla nuova vigilanza per i fondi di sanità integrativa. “Un Far West, dove nessuno era obbligato a presentare bilanci, a rendicontare i contributi incassati, a documentare le spese per prestazioni”, secondo le parole del presidente della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), Mario Pepe, che si propone come sceriffo? Si schermisce: “Nessuno vuol fare lo sceriffo, ma c’è un problema grosso come una casa. È normale che la sanità integrativa sia priva di un sistema normativo e di controllo che rassicuri lo Stato, che garantisca benefici fiscali ai fondi sanitari, e i cittadini che contribuiscono aspettandosi prestazioni adeguate e al giusto prezzo?”.

No, non è normale, anche se da sempre le cose sono andate avanti così. Fino al decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 29 gennaio, a giorni in pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. In analogia con quanto avviene per i fondi pensione della previdenza complementare, la Covip eserciterà la vigilanza sui fondi sanitari integrativi; sugli enti, le casse e le società di mutuo soccorso aventi esclusiva finalità assistenziale e sulle forme di assistenza sanitaria e sociosanitaria integrativa o complementare, comunque istituite, anche di natura contrattuale, collettiva o individuale.

Fino a oggi, il “Far West” di cui parla il presidente Pepe era costituito da un numero di fondi sanitari registrati da un’Anagrafe istituita presso il Ministero della Salute (l’ultimo dato disponibile risale al 2023 e indica 324 soggetti iscritti), se richiedenti il beneficio fiscale per l’erogazione di prestazioni sanitarie (fino a 3600 euro se si tratta di fondi di natura contrattuale). E poi una piccola grande giungla di soggetti, non richiedenti benefici fiscali, ma in grado di costituire sedicenti fondi sanitari che diventavano di fatto una rete di vendita delle compagnie di assicurazione che in cambio di una polizza sanitaria retrocedono un aggio a questi soggetti. Quanti? Per quante risorse? Non è dato saperlo.

Se la spesa sanitaria “out of pocket” (quella che esce dalle tasche dei cittadini, in aggiunta a quella del Ssn) è stimata tra i 40-50 miliardi all’anno (comprendendo anche la spesa farmaceutica), quella intercettata dai fondi sanitari è prudenzialmente stimata nell’ordine del 10% di questa somma, quindi 4-5 miliardi (3,5 miliardi è il totale fotografato nel 2022, dall’ultimo Rapporto disponibile diffuso nel 2023 dal Ministero della Salute). “Ma in realtà è certamente di più” azzarda Pepe nell’articolo. Probabilmente almeno il doppio: 16 milioni di iscritti, valore medio di polizza di 500 euro, totale: 8 miliardi. Di certo i contributi incassati sono più del doppio delle prestazioni erogate (sul fronte assicurativo il rapporto è 8 miliardi di premi incassati, a fronte di 3 miliardi di prestazioni erogate, in valore). Numeri certificati? No, da nessuno. Senza vigilanza, appunto.

“Il pulviscolo di fondi sanitari integrativi non esime da una discreta concentrazione – stima Alberto Brambilla, che con la sua società Itinerari Previdenziali, sta cercando di mettere a fuoco questo mercato, convocando per il prossimo 26 febbraio il secondo convegno nazionale dei fondi sanitari integrativi – i primi 50 fondi per dimensione, rappresentano il 75% di tutto il mercato delle prestazioni erogate e dei contributi incassati”.

I fondi sanitari che cosa ne pensano? Qualche mugugno c’è: “Nessuno si vuole sottrarre al controllo di un’autorità di vigilanza, basta che sia fatto con criterio. Io personalmente penso che i fondi di natura contrattuale siano già gestiti bene in maniera autocontrollata e che non abbiano problemi ad adeguarsi ulteriormente, ma senza che il loro lavoro sia rallentato e frenato”. Parole caute, senza firma, ma condivise da più di un rappresentante dei fondi sanitari, almeno da quelli registrati all’Anagrafe del Ministero.

Marco Barbieri

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