Previdenza

COVIP: ci vogliono regole per gli investimenti delle Casse

Mario Padula, Presidente della Covip, presenta la Relazione annuale sull’attività svolta nel 2018.

Roma, 12 giugno 2019 – Si è tenuta oggi a Roma presso la Camera dei Deputati la presentazione della Relazione annuale sull’attività svolta nel 2018 dalla COVIP – Commissione di vigilanza sui fondi pensione.

Il Presidente della COVIP – Commissione di vigilanza sui fondi pensione, Mario Padula, ha illustrato nel corso della presentazione lo stato dei settori vigilati (fondi pensione e casse professionali) e si è soffermato su: ruolo della COVIP, evoluzione normativa e iniziative dell’Autorità, efficienza nella gestione del risparmio previdenziale, inclusione previdenziale, welfare integrativo.

La COVIP esercita la funzione di vigilanza su oltre 250 miliardi di euro di risparmio previdenziale privato (167 miliardi dei fondi pensione; 85 miliardi delle casse professionali). A fine 2018 gli iscritti alle diverse forme di previdenza complementare sono quasi 8 milioni (+4,9% rispetto al 2017), con una copertura del 30,2% sul totale delle forze di lavoro. I contributi raccolti nell’anno ammontano a 16,3 miliardi di euro.
Il 2018 è stato un anno negativo per i mercati finanziari: ne hanno risentito anche i rendimenti dei fondi pensione, dopo dieci anni di performance positive. Infatti, su un orizzonte decennale (2009-2018) il risultato rimane comunque positivo: il rendimento netto medio annuo è stato del 3,7 per cento per i fondi negoziali e del 4,1 per i fondi aperti; nei PIP si è attestato al 4 per cento per le gestioni di ramo III e al 2,7 per quelle di ramo I; mentre nello stesso arco temporale la rivalutazione del TFR si è attestata al 2%.

Questi gli argomenti principali su cui si concentra la Relazione del Presidente Mario Padula riferiti all’attività svolta nel 2018 dalla COVIP e alle prospettive dei settori vigilati:

– la Direttiva IORP II è un’importante opportunità per aumentare l’efficienza dei Fondi pensione quanto a: governance, rafforzando la struttura dei fondi e migliorando la qualità dei processi decisionali; impieghi, rendendo più accessibili gli investimenti nella cosiddetta economia reale; qualità dei servizi agli aderenti, anche valorizzando l’uso delle tecnologie informatiche;

– inclusione previdenziale: tassi di partecipazione più elevati continuano a registrarsi nelle aree più ricche del Paese, tra gli uomini e nelle classi di età più mature, accentuando un gap geografico e sociale che diventa anche gap generazionale e di genere. I giovani, in particolare, restano ai margini della previdenza complementare: la partecipazione degli under 35 (20,4% rispetto alle forze di lavoro) è di circa un terzo inferiore a quella della fascia centrale di età (31% per la fascia 35-54 anni), con una contribuzione di due terzi inferiore. Rendere il sistema più inclusivo richiede uno scatto innovativo: bisogna raggiungere le persone perché non perdano l’opportunità di partecipare ai fondi pensione. Per i fondi negoziali è perciò centrale il tema della prossimità al lavoratore, da realizzare anche attraverso una rete di servizi a livello territoriale. Perché tale rete di servizi sia uno strumento realmente efficace occorre sviluppare modalità di adesione on-line. Inoltre, in un contesto in cui la discontinuità delle carriere è fenomeno diffuso, sarebbe opportuno valorizzare schemi di incentivazione fiscale dei contributi che prevedano di riportare ad anni di imposta successivi i benefici che non si sono utilizzati in una fase di incapienza fiscale, estendendo l’ambito di applicazione di disposizioni già in essere.

– recuperare il ritardo normativo delle Casse professionali: occorre procedere rapidamente all’adozione del Regolamento sugli investimenti delle Casse, atteso dal 2011. In assenza di tale Regolamento, le Casse professionali continuano a essere gli unici investitori istituzionali privi di una disciplina unitaria in materia. Occorre anche un aggiornamento normativo per assicurare procedure di intervento con appropriata gradualità, volte a superare eventuali inefficienze riscontrate e prevenire situazioni gestionali che richiedano provvedimenti straordinari di più ampia portata;

– evoluzione di un Welfare integrativo: è necessario lo sviluppo di un complessivo sistema di Welfare integrativo più equo, efficiente ed inclusivo, capace di contribuire a dare una risposta alle trasformazioni demografiche e sociali in corso, nel quale le singole componenti operino in modo complementare e coordinato anche attraverso un’azione di vigilanza anch’essa integrata e unitaria su previdenza e sanità integrative: una vigilanza a vocazione sociale.

“Un sistema più moderno, più inclusivo e più solido può suscitare la fiducia che dobbiamo trasmettere ai giovani” così ha concluso il Presidente Padula salutando gli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale “Federico Caffè” di Roma, presenti alla Relazione della COVIP.

Scarica la Relazione integrale per l’anno 2018

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